• Nicola

Come la digital transformation cambierà la tua attività

Proprio in questi giorni l’Italia (e tutto gran parte del mondo) sta progressivamente uscendo dalla lunga parentesi della quarantena COVID-19, la pandemia che in pochi mesi, a partire dalla fine del 2019, sta cambiando il mondo come non avremmo mai immaginato potesse accadere attraverso la digital transformation e tutte le nuove abitudini che la circondano:





SMART WORKING


Ma è davvero questo che stanno ancora oggi facendo molte aziende? Oppure c’è qualcosa in più, oltre a Skype & Co.? In realtà ciò che la maggior parte di noi ha fatto durante il lockdown può più che altro essere definito remote working, ovvero un mix di strumenti e modalità di lavoro che sono una buona spanna al di sotto di ciò che definiamo smart working.

Per parlare davvero di questo manca il passaggio (non da poco e non per tutti) a una vera organizzazione del lavoro che comprenda processi, strumenti, pianificazione e, soprattutto, cultura del lavoro “smart”. Essa prevede infatti un modello organizzativo che interviene in modo massiccio nel rapporto tra individuo e azienda e che non fa più riferimento ad un orario o un luogo di lavoro predeterminati, ma lascia autonomia decisionale a dipendenti e collaboratori, in funzione del risultato e degli obiettivi da perseguire.


IOT


Uno scenario, quello dello smart working, in cui anche gli oggetti intelligenti e connessi avranno un loro ruolo. Tra qualche anno le auto a guida autonoma potranno diventare dei veri e propri uffici mobili, ad esempio, ma senza andare così lontano sappiamo già quanto su questo influiscano smartphone, tablet, laptop e molti altri dispositivi che portano il lavoro fuori dagli uffici, interfacciandosi con tecnologie abilitanti come la rete mobile (in arrivo quella 5G) e il cloud.

Nei prossimi mesi e anni la diffusione di IoT trasformerà ancora la nostra vita e il nostro lavoro, che potrà contare su nuove tecnologie e nuovi strumenti, ma anche in questo caso è il cambiamento culturale che farà la differenza. Grazie a internet of things ci sarà verso un futuro che è già presente, ma che ancora oggi tiene i piedi ben affondati nel passato, dove trova certezze e un mantra difficile da sradicare: abbiamo sempre fatto così e ha sempre funzionato.


RIVOLUZIONE DIGITALE


La battuta d’arresto della pandemia sta rappresentando un vero punto di svolta anche per la cosiddetta rivoluzione digitale. Un processo che i più ottimisti danno già per prossimo al compimento, ma che è lontanissimo dal concretizzarsi appieno. Tecnologie, strumenti e processi sono infatti una parte del fiume da guadare e purtroppo non quella più prossima alla riva dalla quale siamo partiti.

Quello che sembra mancare è infatti l’abc: l’abissale differenza tra una civiltà analogica e una digitale è nella capacità della seconda di essere davvero e fino in fondo data driven e la sfida epocale che sottende a questo cambiamento è legata alla capacità di lasciare spazio alla nostra umanità in un contesto fortemente orientato alla razionalità, al calcolo e alla pianificazione.


Quando la rivoluzione digitale sarà compiuta niente di ciò che faremo sarà più lasciato al caso e ciascuna delle nostre scelte deriverà dall’analisi dei dati e del contesto. Saremo allora diventati delle macchine? Certamente no, se il nostro livello evolutivo e la nostra maturità ci consentiranno di scegliere in funzione del bene comune, nel pieno rispetto del Pianeta e con la consapevolezza che essere umani non è una condanna alla finitezza e alla caducità, ma un’opportunità e un dono dal valore inestimabile.

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